Le festività natalizie favoriscono l’incontro e la condivisione, ma per molte persone possono anche diventare una fonte di stress, soprattutto per coloro che soffrono di depressione e di disturbi del comportamento alimentare (DCA). Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Licia Russo, Psichiatra-Psicoterapeuta e Psichiatria forense, che sottolinea sì le difficoltà, ma anche le soluzioni per rendere gli eventi natalizi più inclusivi.
Le festività rappresentano dei momenti di grande convivialità, che però non sempre vengono vissuti in modo positivo, soprattutto per coloro che soffrono di un disagio mentale legato alla depressione o ai disturbi del comportamento alimentare (DCA).
Sì, in effetti, per chi vive la fase acuta di un Disturbo Depressivo è difficile relazionarsi in queste occasioni: la deflessione del tono dell’umore, il ridotto interesse generalizzato e l’anedonia che già rendono difficile la gestione dell’ordinario, assumono nell’evento straordinario un peso maggiore, uno sforzo ancor più gravoso che spesso impone l’evitamento. Per le persone che vivono con i DCA, vi è già di base una difficoltà nel mangiare in presenza di altre persone, e questo, nelle festività assume i caratteri di uno scoglio pressoché insormontabile: ad esempio, per i restricter – coloro che attuano una riduzione estrema dell’introito di cibo – l’esposizione a grandi quantità di alimenti, spesso davvero eccessivi, come da tradizione ai pasti delle festività, rappresenta un ostacolo alla messa in atto del comportamento restrittivo; al contrario, per chi soffre di binge-eating – ossia coloro che mostrano una modalità compulsiva di consumo del cibo – durante le festività è più facile cedere alle abbuffate che portano a sentirsi in colpa, o a cercare, di mettere in atto condotte di eliminazione per smaltire l’eccesso calorico.
Che cosa si può fare per migliorare l’inclusione di chi presenta questi disturbi mentali durante le feste?
Chi è depresso ha poca energia, pensa con modalità improntate alla rigidità e, i contenuti dei pensieri sono polarizzati su contenuti negativi (incapacità), i sentimenti improntati ad inadeguatezza, quindi è poco incline alle distrazioni, come il trascorre molte ore in compagnia di altre persone. Per questa ragione, è sì auspicabile proporre la partecipazione agli eventi di convivialità ma, senza insistere, piuttosto dando la possibilità di scegliere, in modo libero, modalità e tempi coinvolgimento, ad esempio per intervalli di tempo brevi in modo che, chi vive con depressione percepisca come meno gravoso e gestibile l’impegno. In altre parole, non dev’essere necessario aspettare la conclusione del rito del pranzo o della cena per divincolarsi da esso, occorre alleggerire l’impegno. Ed in tal senso, è meglio la cena rispetto al pranzo, perché al mattino chi soffre di depressione tende ad avvertire maggiore malessere. Per i DCA, invece, è opportuno far sì che questi eventi di convivialità siano più sobri, più snelli e soprattutto evitare gli eccessi alimentari, un consiglio – questo – che in realtà vale per tutti.
Esiste poi un’altra difficoltà legata al dialogo tra sensibilità e generazioni diverse, che spesso degenera in conflitto. È così?
Di per sé la conflittualità è un’evenienza frequente nei riti delle festività, specie negli eventi famigliari in cui per tradizione si replicano azioni, inviti, in giornate designate, non sempre scelte spontaneamente secondo un criterio di piacere: chi partecipa senza averlo scelto, senza vivere oppure sentire nelle sue corde tale ritualità, avrà chiaramente una più bassa soglia di tolleranza a certe dinamiche relazionali, elemento trigger per la conflittualità; quando una persona non sceglie, ma deve adattarsi alla ritualità dell’evento, ecco che si avrà un maggior rischio di conflittualità. Conflittualità che si attiva anche in chi detiene la leadership nella organizzazione degli eventi, che ha l’aspettativa della felicità diffusa anche in chi, e penso ai più giovani, predilige modalità di contatto, interessi e priorità diverse, che mal si adatta alla ritualità precostituita degli adulti: al contrario, nelle situazioni tra pari, liberamente scelte, in un clima percepito come desiderato, si partecipa perché lo si vuole, quindi la soglia di tolleranza è più alta.
Come si può disinnescare il conflitto?
È importante avere delle aspettative non rigide, cercando di replicare ciò che si è vissuto in passato nel tentativo di riproporlo uguale a sé stesso, nel presente e poi anche nel futuro. Tuttavia, è importante sottolinearlo, abbiamo la necessità, di strutturare una ritualità, oggi persa, che ci aiuti a demarcare e caratterizzare il tempo, a far sì che le fasi delle nostre traiettorie esistenziali non scorrano monotone, anonime senza l’emozione della discontinuità dei ritmi diversi dei giorni di festa rispetto alla ordinaria quotidianità; ciò vale soprattutto per le nuove generazioni per le quali la ritualità dovrebbe rispondere a criteri di maggiore flessibilità, per allinearsi ai cambiamenti che corrono più veloci che nel passato, secondo altre regole dello stare insieme. Non è possibile aspettarsi che ogni anno sia rigidamente uguale a quello precedente, idealizzare fenomeni di felicità diffusa. Sì alla ritualità, ma con azioni e valori che mutano anche velocemente.
C’è poi il tema di coloro che per diverse ragioni non riescono a ricongiungersi con i propri cari e sperimentano una solitudine forzata. Come affrontarla?
Vivere in solitudine oggi non è una rarità, anzi… è il trend della nostra società, nella quale molti vivono da soli per scelta, o per necessità, anche nelle festività. In questi casi, il consiglio è quello di riservarsi, anche nella condizione di solitudine, un momento della giornata, uno spazio nei luoghi di vita, qualcuno dei tanti simboli rappresentativi di queste festività che demarchi in modo distintivo il periodo rispetto all’ordinario. Si tratta di una strategia migliore rispetto all’ evitamento, ossia nessun albero, nessun presepe nessun rito, che complicano il senso di solitudine. E’ il significato che diamo agli eventi ad essere importante, per questo è bene riempire queste giornate con dei contenuti, mutuati dai simboli, che le rendano distintive, superando il cliché che durante le festività si debba essere tutti felici, anche quando non siamo più dei bambini; per gli adulti che, in questo periodo dell’anno, tendono a fare bilanci e a progettare il futuro, è importante riuscire a vivere le festività come momenti straordinari ossia distintivi rispetto alla ordinarietà, per ciò che di buono possono darci, di incontro – per chi può farlo – di riflessione rispetto alla complessità in siamo immersi. Una complessità che si articola ed oscilla elementi positivi e negativi, persone ed esperienze nuove e perse, entusiasmi e delusioni, libertà e limitazioni … di sempre e delle feste.
Potrebbe interessarti:
14/04/2025
Ti sei mai chiesto quanto la paura di fallire stia condizionando la tua vita? Spesso, questa paura diventa un ostacolo invisibile che ci trattiene dal realizzare [...]
08/03/2025
I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (D-NA) sono patologie complesse che influenzano profondamente la vita di chi ne soffre. Anoressia, bulimia, binge eating disorder e altre forme meno [...]
02/03/2025
🔹 Negli ultimi anni, il tema della salute mentale ha acquisito una crescente centralità nel dibattito pubblico e politico. Perché oggi è così cruciale affrontarlo con [...]
06/02/2025
L’amore è un’esperienza universale, capace di trasformare profondamente la vita di ogni individuo. Ma cosa accade nel nostro cervello quando ci innamoriamo? Le emozioni, così potenti [...]





