Lo sport può diventare uno strumento concreto di inclusione, salute e riscatto sociale. È questa l’idea alla base di Crazy for Football, la Nazionale italiana di calcio a 5 composta da persone seguite dai servizi di salute mentale, ideata dallo psichiatra Santo Rullo e sostenuta dalla FIGC.
Il progetto dimostra come l’attività sportiva possa affiancare i percorsi di cura, rafforzando autostima, relazioni sociali e partecipazione alla vita della comunità. Nei prossimi mesi la Rete Italiana Città Sane – OMS, attraverso il progetto Everyone4MentalHealth, collaborerà all’iniziativa promuovendo alcune tappe territoriali di selezione della Nazionale e coinvolgendo Comuni, servizi di salute mentale e comunità locali.
In questa intervista, Santo Rullo racconta come è nata questa esperienza e perché lo sport può diventare uno strumento potente per combattere stigma e isolamento legati al disagio psichico.

1) Quando ha capito che il calcio poteva diventare uno strumento concreto di cura e riscatto per persone con disagio psichico? C’è stato un momento che le ha fatto comprendere la forza trasformativa di questo progetto?

Ho visto la forza trasformativa del calcio quando, negli anni ’90, persone assegnate ai servizi psichiatrici territoriali dopo la chiusura dei manicomi e a rischio di esclusione sociale, cominciarono a rispondere con entusiasmo all’attività di squadra: era come se riacquistassero fiducia, motivazione e legami sociali. Il pallone sembrava riattivare i loro corpi e rimetterli in contatto con la mente. Questo passaggio, da paziente “in attesa” a protagonista di un progetto collettivo, ha rivelato che lo sport può integrare e potenziare gli interventi clinici.

2) Cosa accade, sul piano umano ed emotivo, quando un atleta che ha vissuto lo stigma della malattia mentale indossa la maglia della Nazionale? Che tipo di cambiamento osserva nei partecipanti?

Quando questi atleti indossano la maglia azzurra, li vedo assumere un ruolo attivo, con orgoglio e determinazione: non sono più “malati” nella percezione di sé, ma rappresentanti di un’Italia che gioca e lotta. Lo scudetto della FIGC, stemma di buona qualità, abbatte lo stigma del disturbo mentale, che troppo spesso è ancora considerato certificato di debolezza o di pericolo sociale. Questo passaggio simbolico rafforza l’autostima, promuovendo partecipazione e inclusione sociale. Non nascondere il proprio problema garantisce l’accesso alle migliore cure.

3) Quanto è determinante il ruolo dei Comuni e delle comunità locali nell’aprire spazi, creare alleanze e rendere possibile questo percorso di inclusione attraverso lo sport?

Il ruolo dei Comuni e delle comunità è cruciale: aprire impianti, condividere reti e creare alleanze locali significa trasformare l’iniziativa da evento isolato a intervento comunitario sostenibile. Senza questo tessuto locale, l’inclusione resta teorica; con il loro supporto, diventa pratica e visibile ai cittadini. I Sindaci firmano il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) quando le cure non state state adeguate e/ tempestive, sarebbe bello che si adoperassero preventivamente con un altro TSO, il Trattamento Sportivo Obbligatorio, mettendo a disposizione opportunità di esercitare attività fisica, che assieme ad un’alimentazione sana ed una corretta igiene del sonno rappresentano i fattori di protezione fondamentali per la salute mentale di ogni individuo.

4) Il Mondiale FIFA in programma all’inizio del 2027 rappresenta un traguardo importante: che valore simbolico e culturale a portare questi atleti su una scena internazionale?

Portare questi atleti a un Mondiale internazionale non è solo competizione sportiva: rappresenta affermazione di dignità, equità e diritti umani. È un segnale culturale forte che lo sport può abbattere barriere culturali e sanitarie, mettendo al centro le persone e non l’etichetta diagnostica. E’ quello che indicava Basaglia  dicendo che la salute mentale è responsabilità della società, prima ancora che il disturbo divenga una problematica che riguardi la psichiatria.

5) Le selezioni in giro per l’Italia sono anche un viaggio nei territori: che significato hanno per le comunità che le ospitano e quale messaggio desidera lanciare a chi vuole seguire il progetto e partecipare attivamente a questa rete di inclusione?

Le selezioni sono un’opportunità per riattivare comunità, scuole, servizi sociali e servizi di salute mentale; creano occasioni di dialogo, conoscenza e condivisione tra cittadini. I servizi territoriali di salute mentale hanno l’opportunità di far conoscere ai cittadini le attività integrate che si rivolgono agli utenti, abbattendo lo stigma dei trattamenti psichiatrici. Inviterei tutti a seguirle e a partecipare: non è solo sport, è un invito a costruire una cultura di inclusione e rispetto, capace di dare visibilità e valore alle persone con fragilità.

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