Casa, lavoro, relazioni, identità: la transizione verso l’età adulta si è allungata e molti giovani vivono una fase sospesa tra possibilità e incertezza.
Cosa significa essere adulti? Un tempo la risposta sembrava più lineare: finire gli studi, lavorare, uscire di casa, sposarsi, avere figli. Oggi quella traiettoria è molto meno scontata. L’American Psychological Association dedica un approfondimento alla cosiddetta emerging adulthood, la fase tra i 18 e i 29 anni in cui molti giovani non sono più adolescenti, ma non sono ancora entrati stabilmente nei ruoli tradizionali dell’età adulta.
Il tema è particolarmente interessante perché sposta lo sguardo dalla fragilità individuale ai contesti. Non si tratta semplicemente di giovani “indecisi” o “immaturi”, ma di una generazione che attraversa la crescita in un ambiente più complesso: costo della casa, precarietà del lavoro, instabilità economica, cambiamenti nelle relazioni, confronto costante sui social, crisi climatica, guerre, polarizzazione e conseguenze della pandemia.
Secondo l’articolo, questa fase è caratterizzata da esplorazione dell’identità, instabilità, sensazione di essere “in mezzo”, maggiore attenzione a sé e possibilità di cambiamento. Ma queste stesse dimensioni possono generare solitudine, ansia e senso di inadeguatezza. I giovani adulti fanno scelte decisive su lavoro, studio, amore, luogo in cui vivere, valori e visione del futuro, spesso senza le certezze materiali che sostenevano le generazioni precedenti.
I dati richiamati sono significativi. Negli Stati Uniti, nel 2023 il 18% dei 24-35enni viveva con un genitore, rispetto all’11% del 2005. Inoltre, la fascia 18-25 anni presenta tassi di disturbi mentali più elevati rispetto alla popolazione generale: 36,2% contro 23,1%. Anche la solitudine tra i giovani adulti risulta aumentata nel corso degli ultimi decenni.
Il punto, però, non è raccontare una generazione perduta. Al contrario, molti giovani stanno sviluppando consapevolezza, capacità di adattamento, desiderio di cura e minore stigma verso il supporto psicologico. La domanda diventa allora: come possiamo sostenere questa transizione?
Servono famiglie capaci di accompagnare senza controllare, università e luoghi di lavoro che non si limitino alla performance, politiche abitative e sociali che rendano l’autonomia concretamente possibile, spazi di relazione in cui i giovani possano costruire appartenenza e non solo curriculum.
Diventare adulti non è mai stato un passaggio semplice. Ma oggi rischia di assomigliare meno a una soglia e più a un percorso a ostacoli. Per questo la salute mentale dei giovani adulti va letta anche come indicatore della qualità delle nostre società: se crescere diventa troppo difficile, non basta chiedere ai giovani di essere più resilienti. Bisogna rendere il mondo un po’ più abitabile.
Fonte: American Psychological Association, Monitor on Psychology, June 2026, “The Road to Adulthood”.
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