Ansia e depressione rappresentano tre diagnosi su quattro, mentre la metà dei disturbi si manifesta prima dei 16 anni. I numeri sono stati diffusi a Roma durante un appuntamento del Giubileo promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e dal Ministero della Salute. Schillaci: “Serve prevenzione, pronto un nuovo piano nazionale”. Siracusano: “Viviamo una patologia delle relazioni affettive e sociali, va affrontata con coraggio culturale”.

Nel 2023, in Italia, 16 milioni di persone hanno sperimentato problemi di salute mentale, un dato in crescita del 6% rispetto al 2022. Nell’arco dell’ultimo decennio i casi si sono quintuplicati, secondo quanto riportato durante il Giubileo della Salute Mentale, tenutosi il 3 aprile presso la Pontificia Università Lateranense. L’evento, promosso dal Ministero della Salute e dalla CEI, anticipa il Giubileo degli ammalati e del mondo della sanità.

La maggior parte delle diagnosi – circa tre su quattro – riguarda disturbi d’ansia e depressivi. Preoccupano, in particolare, le persone che non riescono ad accedere alle cure: sarebbero oltre due milioni, secondo le stime. “La malattia non lascia mai indifferenti, ma ancora di più quando è la mente ad essere coinvolta”, ha affermato il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, in un videomessaggio rivolto ai partecipanti. Ha poi invitato a “difendere e non svalutare il nostro Servizio Sanitario Nazionale” e a riaffermarne “la grande importanza e qualità”.

Il disagio giovanile e le differenze di genere

Il 75% dei disturbi mentali si sviluppa prima dei 25 anni, e circa la metà entro i 16, ha evidenziato il Ministro della Salute Orazio Schillaci, sottolineando l’urgenza di investire nella prevenzione. I segnali di disagio tra le fasce più giovani si manifestano attraverso un aumento dei disturbi alimentari, l’uso di sostanze, comportamenti autolesivi e, nei casi più gravi, il suicidio.

Secondo il Report sulla salute mentale 2024 pubblicato dal Ministero, esistono importanti differenze di genere: gli uomini sono più frequentemente affetti da disturbi schizofrenici, abuso di sostanze e ritardo mentale, mentre nelle donne si riscontrano tassi quasi doppi di depressione e disturbi affettivi.

Entro un mese pubblicheremo il Piano nazionale sulla salute mentale 2025-2030, che mancava da oltre 10 anni”, ha annunciato Schillaci. Il documento dovrebbe delineare nuovi standard per servizi, personale e prevenzione.

Crescono i bisogni, ma calano servizi e professionisti

Ogni giorno si registrano oltre 1.500 accessi al pronto soccorso per motivi psichiatrici, con 26.000 accessi in più nel 2023 rispetto al 2022, e 7.000 ricoveri aggiuntivi nei reparti psichiatrici ospedalieri.

Gli utenti presi in carico dai Dipartimenti di Salute Mentale sono aumentati da 776.829 a 845.040, ma il numero di dipartimenti è sceso da 183 nel 2015 a 139 nel 2023. Parallelamente, si registra un calo degli operatori, con circa 1.000 professionisti in meno rispetto all’anno precedente, per un totale attuale di 29.114 unità. Secondo i parametri AGENAS, mancano circa 12.000 operatori per garantire livelli adeguati di assistenza (fonte: Ministero della Salute, 2024).

Nonostante queste criticità, le prestazioni erogate dai servizi territoriali sono in crescita e hanno sfiorato i 10 milioni nel 2023.

Siracusano: “Una patologia delle relazioni sociali e affettive”

Tra i promotori dell’iniziativa, il professor Alberto Siracusano, coordinatore del Tavolo Tecnico sulla Salute Mentale del Ministero, ha offerto una lettura profonda del fenomeno: “Viviamo un disagio sociale che si esprime attraverso una vera e propria patologia delle relazioni personali e affettive. Dobbiamo ricostruire il senso della relazione, dell’affettività, della famiglia e della società” (AgenSIR, 3 aprile 2025).

Siracusano ha anche sottolineato che “la salute mentale è un problema evidente in tutte le fasce di età, ma assume un’urgenza particolare durante l’adolescenza”, e ha auspicato un impegno collettivo, istituzionale e culturale per combattere lo stigma, facilitare l’accesso ai servizi e investire nella prevenzione (Dailymotion, 3 aprile 2025).

Il costo economico e umano della crisi

Ansia e depressione causano ogni anno la perdita di 12 miliardi di giornate lavorative nel mondo, con un costo globale stimato in 1 trilione di dollari. In Italia, questa crisi rappresenta un impatto pari al 4% del PIL, secondo quanto emerso nel convegno.

Oltre all’aspetto economico, le conseguenze sono tragiche anche dal punto di vista clinico: chi soffre di disturbi mentali può vedere la propria aspettativa di vita ridotta di dieci anni (fonte: WHO, 2022).

Una chiamata collettiva alla cura

Il messaggio conclusivo del Giubileo della Salute Mentale è stato chiaro: occorre “superare le impasse che ostacolano una maggiore cura per la salute mentale sul territorio e nelle strutture, che devono avere sempre al centro la persona”, ha dichiarato Zuppi. “Lavorando per la pace interiore di ognuno si depotenziano i conflitti e si costruisce una pace civile e sociale. I professionisti della salute mentale sono oggi veri costruttori di pace”.

Condividi questo articolo

Potrebbe interessarti: