Il lavoro di Jennifer Freyd ha ridefinito la comprensione del trauma psicologico introducendo il concetto di “betrayal trauma”, il trauma del tradimento. Non riguarda solo l’esperienza traumatica in sé, ma il fatto che essa avvenga per mano di una persona o di un’istituzione da cui dipendiamo: un genitore, un partner, un insegnante, un datore di lavoro, una comunità di riferimento. Quando il trauma è collegato a una relazione essenziale per la sopravvivenza emotiva o materiale, la mente può ricorrere alla dissociazione, alla minimizzazione o all’oblio parziale come strategie di protezione.

Nell’intervista pubblicata dal Monitor on Psychology, Freyd descrive come, nel corso di trent’anni di ricerca, sia emerso un elemento cruciale: ciò che ferisce non è solo l’evento traumatico, ma il fallimento della relazione che avrebbe dovuto offrire sicurezza. Da qui l’impatto profondo di abusi istituzionali, negligenze organizzative, molestie sul lavoro, contesti educativi o comunitari che negano la propria responsabilità.

Freyd introduce anche il concetto di “institutional courage”, la capacità delle istituzioni di riconoscere apertamente gli errori, mostrare trasparenza, proteggere le vittime e prevenire ulteriori danni. Secondo la psicologa, questa responsabilità pubblica è oggi uno dei principali indicatori di salute organizzativa. Le ricerche mostrano che ambienti sicuri e responsabili riducono l’impatto del trauma e migliorano il benessere collettivo.

La lezione di Freyd è semplice ma potente: il trauma è un fenomeno relazionale e istituzionale, e la cura passa necessariamente dalla ricostruzione dell’affidabilità dei contesti in cui viviamo.

Fonte: (1) Monitor on Psychology, p.31.

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