Tutti parliamo, ma pochi comunicano davvero e ancora meno sono quelli che colgono il disagio diffuso nelle nostre comunità, soprattutto quella popolata degli adolescenti. Da qui la via scelta dalla Rai, che con il programma “Fame d’Amore”, una docuserie che affronta i disturbi e le dipendenze alimentari attraverso le testimonianze di chi li ha avuti e tuttora li vive, e che ha come obiettivo quello di squarciare il velo dello stigma e allargare così il dibattito pubblico sul tema.

Dibattito che è stato inaugurato a Roma, presso Città dell’Altra Economia, e che ha visto coinvolto Francesca Fialdini, conduttrice di “Fame d’Amore” e moderatrice dell’incontro, Andrea Casadio, medico, giornalista e autore della docuserie, Mariano Cirino, autore e produttore televisivo, Stefano Radaelli, scrittore e docente di letteratura, Santo Rullo, psichiatra esperto di adolescenza, Camilla Mancini, scrittrice e testimone di un percorso di trasformazione personale, e Sara Paolella, caporedattrice di “Scomodo”, rivista indipendente under 30.

L’importanza del dialogo

Francesca Fialdini ha dato il via al dibattito con una riflessione: «È indispensabile parlare del disagio mentale dei giovani, anche se non sempre lo facciamo nel modo giusto. “Fame d’Amore” è un programma che offre un punto di riferimento a chi non sa dove trovare aiuto». D’altronde, come ha poi approfondito Stefano Radaelli «Il disagio non è un disturbo. Per un ragazzo fragile, però, può diventare una montagna insormontabile». E secondo un report del World Mental Health del 2022, ben il 27,6% delle difficoltà adolescenziali nasce in ambito familiare, mentre il 54% degli studenti dichiara di aver fatto uso di sostanze. Tuttavia, solo il 15% dei genitori e il 19% degli insegnanti sono a conoscenza di queste problematiche, che nel loro insieme mostrano tutte le falle nella comunicazione intergenerazionale.

In parte le cause di questa comunicazione incerta tra adulti e giovani, possono essere ricondotte alla maggiore propensione dei primi ad ascoltare la voce dell’esperto rispetto a quella degli adolescenti, e la difficoltà di quest’ultimi nell’esprimere, come ha ribadito Santo Rullo, un disagio che è tipico di una fase dello sviluppo. «L’adolescente – racconta lo psichiatra – è disagiato, perché deve crescere e mettere insieme relazioni, cognizioni e comportamenti, mentre cambia tutto: la relazione con il corpo, quella con il Mondo, con i genitori e con i pari. Quindi rischia di vivere questi elementi senza una grande comodità».

Il ruolo della televisione

Proprio per superarle e aiutare a costruire una base esperienziale condivisa, è importante la comunicazione dei media, anche se la narrazione del disagio mentale che essi offrono non sempre è efficace e precisa. Mariano Cirino, ad esempio, ha criticato l’approccio ad oggi prevalente: «Fino a quando non accade qualcosa di eclatante, non ci si interroga su ciò che accade prima». E Casadio ha ribadito l’urgenza di coinvolgere i giovani stessi: «Vogliamo sensibilizzare e dimostrare che si può guarire, ascoltando chi vive queste esperienze in prima persona».

Pressione scolastica e società della performance

Sempre i media, inoltre, amplificano alcuni schemi e stereotipi ai quali i giovani sentono di dover aderire. Sara Paolella ha analizzato il peso della “società della performance” sui giovani: «Viviamo sotto una pressione costante, spesso aggravata dal confronto continuo con gli altri». Ed a supporto, una ricerca di Scuola.net mostra come circa un terzo degli studenti menta sui propri risultati scolastici per sentirsi accettato. Il modello competitivo porta molti ragazzi a vedere i coetanei non come compagni, ma come avversari.

Testimonianze che ispirano

Durante l’evento si sono susseguite diverse testimonianze, tra cui alcune più toccanti di altre, come quella di Camilla Mancini, che ha condiviso la sua esperienza di bullismo a causa di una paresi facciale: «Parlare del mio dolore mi ha aiutato a liberarmene. ». La sua storia è diventata il romanzo Sei una farfalla, mettendo in luce l’urgenza di una comunicazione diversa, più empatica e consapevole. Capace di stimolare l’inclusione da parte di chi soffre di un disagio mentale e la presa in carico da parte della comunità, la quale gioca un ruolo fondamentale, attraverso il superamento dello stigma, nel favorire i processi di cura e integrazione.

Approfondimenti su: https://www.eurocomunicazione.com/2024/12/19/il-disagio-mentale-negli-adolescenti-insidie-nella-comunicazione/

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