La crescita economica e il benessere materiale da soli non bastano a determinare una buona salute mentale, perché ad incidere concorrono anche altri fattori, come la salute fisica, l’educazione, la politica, la governance del territorio, l’ambiente e soprattutto le relazioni sociali. Quest’ultime per un paio di anni sono state sospese a causa del Covid e ora il conto da saldare è salato e perlopiù a carico dei più giovani, degli adulti di domani, come evidenzia la ricerca dal titolo “Benessere, giovani e territorio”, realizzata dallo IULM e dalla Fondazione Villa Santa Maria. È stato preso in considerazione un campione di 15.000 giovani di età compresa tra i 19 e i 25 anni, in un arco temporale di 15 anni – dal 2008 al 2023 –, ed è emerso un peggioramento nella salute mentale dei giovani, sempre più stressati, soggetti ad ansia, depressione e difficoltà relazionali. Un trend che era già stato rilevato da altri studi, ma che in questo caso, grazie a un focus specifico sul periodo post-pandemico, riesce ad associare proprio all’impatto delle restrizioni sociali, e all’abuso dei Social, un importante declino nella salute mentale dei giovani. In particolare, due sono gli elementi che gli autori dello studio – Tavano Blessi ed Enzo Grossi – mettono in luce. Il primo è la drastica discesa del benessere psicologico individuale dei giovani, per la prima volta al di sotto del valore di normalità del PGWBI (Psycological General Well-Being Index). Lo strumento utilizzato per valutare il benessere, nonché uno dei questionari più accreditati – a livello mondiale – per questo genere di ricerche, riporta oggi un punteggio sotto la soglia di “normalità” (fissata tra un valore compreso tra 70 e 90 punti). Ed analizzando i numeri si scopre come nel 2008 il punteggio del PGWBI fosse di 77.70, mentre i dati più recenti – quelli del 2023 – lo collocano a 68.52, evidenziando così un calo di quasi 10 punti, dispersi nell’arco di 15 anni. Tale crollo però, non è stato graduale, ma ha subito un’accelerazione soprattutto negli ultimi 5 anni, come mostra una rilevazione del PGWBI del 2018, il cui valore era di 75.70. Ed è per questo che gli autori dello studio collocano tra i principali indiziati del peggioramento della salute dei giovani il distanziamento sociale e le restrizioni adottate in periodo pandemico, le quali hanno penalizzato le interazioni sociali. In particolare, e questo è il secondo elemento saliente dello studio, i dati mostrano un possibile gender gap, con le femmine che presentano un livello di benessere psicologico peggiore rispetto a quello dei maschi. Tra le probabili cause di questo fenomeno troviamo un uso intensivo dei Social, che ha depresso maggiormente la soddisfazione di vita delle giovani donne. Sempre lo studio evidenzia poi come grado di istruzione superiore sia un fattore protettivo del benessere psicologico dei giovani, anche se oggi meno rispetto al passato. E come in fatto di benessere psicologico le città mostrino un peggioramento più accentuato rispetto alle aree rurali (rispettivamente, -14,11 e -11,37). Tuttavia, i fatti di cronaca riducono anche queste piccole distanze e ci raccontano di un malessere psicologico giovanile diffuso, acuitosi in poco tempo e in modo sostanziale.
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