L’integrazione dell’intelligenza artificiale (IA) nella salute mentale sta aprendo scenari innovativi nella diagnosi precoce e nella presa in carico dei disturbi psichici. Tra gli strumenti più promettenti emergono i marcatori digitali (digital biomarkers), ovvero dati raccolti in modo passivo tramite dispositivi digitali e wearable, capaci di offrire segnali precoci di condizioni come depressione, ansia e psicosi (Insel, 2017; Onnela & Rauch, 2016 – Nature Biotechnology, doi:10.1038/nbt.3785).
Cosa sono i marcatori digitali?
I marcatori digitali includono segnali come:
- attività fisica (es. conteggio dei passi, frequenza cardiaca),
- pattern di sonno (durata, interruzioni),
- uso dello smartphone (frequenza, app, orari),
- interazioni sociali digitali (messaggi, chiamate),
- vocalità e linguaggio (tono, pause, ritmo),
- espressioni facciali e micro-movimenti (via telecamera o sensori).
Questi dati possono essere correlati in tempo reale agli stati psico-fisici dell’individuo e analizzati con algoritmi di machine learning per identificare pattern associati a sofferenza psichica (Mohr et al., 2017 – Psychiatric Services, doi:10.1176/appi.ps.201600523).
Applicazioni: studi recenti
- Uno studio condotto nel Regno Unito ha analizzato i dati di oltre 10.000 utenti di wearable per predire sintomi depressivi e ansiosi con buoni livelli di accuratezza (Faurholt-Jepsen et al., 2024 – arXiv preprint, arxiv.org/abs/2409.16339).
- Il progetto Digital Phenotyping for Adolescent Mental Health ha mostrato che i dati raccolti da smartphone possono prevedere ideazione suicidaria negli adolescenti con un’accuratezza fino al 77% (Stautland et al., 2025 – arXiv preprint, arxiv.org/abs/2501.08851).
- Un’analisi del linguaggio naturale nei dati clinici ha migliorato la capacità di prevedere episodi psicotici imminenti (Rezaii et al., 2019 – npj Schizophrenia, PMC11854694).
Vantaggi e rischi
I marcatori digitali offrono:
- monitoraggio continuo e non invasivo,
- identificazione precoce dei segnali di rischio,
- personalizzazione degli interventi terapeutici.
Tuttavia, pongono criticità etiche cruciali: gestione della privacy, consenso informato, trasparenza dell’algoritmo, e rischio di bias nei dati (Vayena et al., 2018 – NPJ Digital Medicine, doi:10.1038/s41746-018-0056-1).
Conclusione
L’uso di marcatori digitali nella salute mentale non sostituisce il rapporto clinico, ma può diventare uno strumento complementare di prevenzione e monitoraggio, purché guidato da criteri scientifici rigorosi ed eticamente solidi.
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