Il 2024 verrà ricordato come un anno emblematico per l’interazione tra tecnologia, cultura e mente umana, segnando una riflessione profonda sul modo in cui viviamo e affrontiamo il mondo digitale. Tra concetti emergenti e nuove pratiche, emerge un quadro complesso che riflette la necessità di bilanciare progresso tecnologico e benessere personale.
Il deterioramento della memoria e il ruolo della tecnologia.
Il fenomeno del “brain rot”, o deterioramento cognitivo, descrive come l’uso eccessivo di contenuti digitali di bassa qualità possa compromettere le nostre capacità mnemoniche e cognitive. Questo fenomeno, aggravato dal “doomscrolling”, ossia l’abitudine di scorrere compulsivamente notizie negative, rappresenta un segnale d’allarme per la salute mentale collettiva [1].
La memoria, un tempo coltivata attraverso la memorizzazione di poesie o fatti storici, è stata progressivamente sostituita da dispositivi digitali che fungono da estensioni esterne della nostra mente. Tuttavia, riscoprire tecniche tradizionali come il “palazzo della memoria” potrebbe rappresentare una via efficace per mantenere la mente agile in un mondo sempre più tecnologico. Questa riscoperta non è solo un esercizio personale, ma una strategia collettiva per contrastare il declino cognitivo [2].
Il design consapevole: i principi del Calm Tech
Nel 2024, il Calm Tech Institute ha introdotto un modello tecnologico che promuove l’armonia tra esseri umani e dispositivi, riducendo stress e distrazioni. Questo approccio si basa su criteri specifici, come il consumo minimo di attenzione, l’uso della periferia visiva e la robustezza dei prodotti. Attraverso un rigoroso processo di certificazione, il Calm Tech offre una roadmap per uno sviluppo tecnologico più consapevole e sostenibile [3].
Un esempio concreto è rappresentato da prodotti certificati come Unpluq, un portachiavi con connettività NFC che aiuta gli utenti a gestire il tempo online bloccando determinate app. Questo tipo di innovazione dimostra come la tecnologia possa essere progettata per migliorare la qualità della vita, rispettando i ritmi umani e supportando un uso equilibrato degli strumenti digitali.
Parole chiave che raccontano un’epoca.
Alcuni termini hanno caratterizzato il 2024, riflettendo le tensioni e le aspirazioni del nostro tempo. Tra questi, “polycrisis” descrive l’intersezione di crisi multiple, come pandemia, cambiamenti climatici e instabilità economica, mettendo in luce la complessità delle sfide globali. Allo stesso modo, “shrinkflation” evidenzia come i prodotti diminuiscano di dimensione mentre i prezzi restano invariati, offrendo uno specchio delle dinamiche economiche contemporanee.
Parallelamente, termini come “brain rot” e “doomscrolling” segnalano le conseguenze psicologiche di un mondo digitale iperattivo. Questi neologismi non solo descrivono fenomeni emergenti, ma ci invitano a riflettere sul modo in cui viviamo e consumiamo informazioni. Questi concetti rappresentano una lente per analizzare la nostra relazione con la tecnologia e il contesto sociale in cui ci troviamo [2].
L’intelligenza artificiale: tra opportunità e limiti
Il 2024 ha visto una crescente integrazione dell’intelligenza artificiale (IA) nella quotidianità, sollevando interrogativi su come sfruttarne al meglio le potenzialità senza trascurarne i rischi. Ethan Mollick sottolinea che l’IA è utile in molteplici contesti, dalla generazione di idee alla sintesi di informazioni, dalla programmazione alla personalizzazione dei materiali didattici. Tuttavia, evidenzia anche situazioni in cui è inappropriata, come compiti che richiedono empatia o giudizio morale [4].
Un uso consapevole dell’IA richiede equilibrio: da un lato, può amplificare la creatività e migliorare l’efficienza, dall’altro deve essere integrata con il giudizio umano per evitare distorsioni o dipendenze. Questo approccio è cruciale per garantire che la tecnologia rimanga uno strumento al servizio dell’umanità.
Un futuro da costruire insieme
Mentre entriamo in una nuova era digitale, è evidente che il futuro non dipenderà solo dalla tecnologia, ma soprattutto dalle scelte collettive che faremo. Pratiche come il Calm Tech e un uso ponderato dell’IA rappresentano un punto di partenza promettente, ma è necessaria una visione più ampia che includa educazione, etica e progettazione sociale.
La sfida è chiara: sviluppare strumenti che supportino le nostre vite senza sostituirsi alle capacità cognitive e relazionali umane. Solo attraverso un impegno collettivo possiamo creare una società in cui il progresso tecnologico sia realmente al servizio del benessere umano, promuovendo un equilibrio tra innovazione e qualità della vita.
Note[1] Telegraph: https://www.telegraph.co.uk/health-fitness/wellbeing/mental-health/brain-rot-scrolling/
[2] Marie D., Substack: https://maried.substack.com/p/the-words-of-the-year [3] Calm Tech Institute: https://www.calmtech.institute [4] Ethan Mollick, Substack: https://www.oneusefulthing.org/p/15-times-to-use-ai-and-5-not-toPotrebbe interessarti:
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