Si chiama prescrizione sociale (social prescribing) ed è una pratica ormai diffusa nel Regno Unito, dove i medici possono “prescrivere” attività come corsi di pittura, giardinaggio, gruppi di lettura o camminate in compagnia per affrontare situazioni di ansia, solitudine o lieve depressione.

Come racconta Il Post (5 maggio 2025), si tratta di un modello innovativo che parte da un presupposto semplice ma spesso trascurato: molti disagi psicofisici hanno origine anche nella solitudine, nell’isolamento e nella mancanza di legami sociali. E dunque è proprio lì che occorre intervenire.

Il National Health Service britannico ha inserito questo approccio tra le sue strategie ufficiali, prevedendo anche la figura dei link workers, professionisti che accompagnano i pazienti nella scelta di attività comunitarie o culturali adatte a loro. Una medicina che si integra con quella tradizionale, spostando l’attenzione dal sintomo alla persona.

In Italia, la prescrizione sociale non è ancora sistematizzata, ma si moltiplicano esperienze che vanno in quella direzione: gruppi di cammino nei quartieri, orti condivisi, laboratori artistici nei consultori, sportelli di comunità, attività culturali promosse da Comuni e associazioni. Esperienze locali che andrebbero riconosciute come parte integrante delle politiche sanitarie.

In un’epoca segnata da fragilità diffuse e crescente attenzione alla salute mentale, la prescrizione sociale ci ricorda che prendersi cura può voler dire anche aiutare a ritrovare un senso di appartenenza, stimolare la creatività, favorire l’incontro con gli altri.

📎 Fonte: Il Post, 5 maggio 2025 – A volte i medici prescrivono passatempi

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