Il rapporto Generation Isolation 2025 mostra che quasi due ragazzi su cinque in Inghilterra (39%) hanno già usato un chatbot di intelligenza artificiale per chiedere consigli, compagnia o supporto emotivo.[1] L’indagine, condotta su 5.035 adolescenti tra 11 e 18 anni, segnala che per molti l’AI è diventata una presenza quotidiana, soprattutto nei momenti di stress o solitudine.

La motivazione principale è la rapidità: più della metà di chi usa l’AI la sceglie perché “è più veloce” rispetto a parlare con qualcuno (51%).[1] Una quota non trascurabile afferma che è meno imbarazzante rispetto al confronto con un adulto, e una minoranza dichiara apertamente di non avere nessuno a cui rivolgersi. In altre parole, l’algoritmo occupa uno spazio lasciato vuoto da relazioni umane fragili o difficili da raggiungere.

Il quadro di contesto è preoccupante: il rapporto stima che oltre un quarto degli adolescenti si senta solo con frequenza (circa 26–34% a seconda delle regioni) e che circa il 76% del tempo libero venga trascorso da soli davanti a uno schermo, spesso in camera.[1] Non è solo una questione di preferenze digitali, ma di condizioni materiali: negli ultimi anni nel Regno Unito sono stati chiusi centinaia di centri giovanili, riducendo drasticamente gli spazi fisici di aggregazione.

Uno studio del Fair Tech Policy Lab, basato su dati di Common Sense Media, stima che oltre il 70% degli adolescenti statunitensi utilizzi chatbot di AI per compagnia, e circa un terzo anche per aspetti legati a relazioni e interazioni sociali.[2] È un fenomeno sempre più globale: la conversazione con l’AI non è più solo un gioco, ma una forma di gestione delle emozioni.

Il paradosso è che molti ragazzi si affidano all’AI perché la percepiscono più accessibile degli adulti, ma solo una piccola quota dichiara di fidarsi più dei chatbot che delle persone.[1] Per chi si occupa di salute mentale, il messaggio è duplice: da un lato servono regole chiare sulla sicurezza delle piattaforme rivolte ai minori; dall’altro è necessario ricostruire luoghi e relazioni reali – scuole, consultori, spazi giovani – capaci di offrire quell’ascolto che oggi viene chiesto a un modello di linguaggio.

Riferimenti
 [1] OnSide Youth Zones, Generation Isolation 2025, ricerca YouGov su 5.035 adolescenti 11–18 anni in Inghilterra, 2025.[2] Fair Tech Policy Lab, Teens and AI: The New Frontier of Companionship, sintesi basata su dati Common Sense Media, 2024–2025.

Condividi questo articolo

Potrebbe interessarti: