Uno studio longitudinale mostra che la procrastinazione tende a diminuire con la maturazione, ma può avere effetti importanti sui percorsi di vita.
Tutti abbiamo rimandato qualcosa: una mail, una visita, una scadenza, una decisione, un pagamento, un esame. La procrastinazione è così comune che spesso la trattiamo come un difetto simpatico o una piccola debolezza quotidiana. Ma quando diventa uno schema stabile, può incidere molto più a fondo su studio, lavoro, relazioni e benessere.
L’American Psychological Association segnala una ricerca pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology che ha analizzato come la procrastinazione cambi nel tempo. Lo studio ha utilizzato i dati di una ricerca longitudinale su giovani tedeschi: 3.023 partecipanti all’inizio, nel 2002, di cui 1.229 ancora presenti nello studio 17 anni dopo, nel 2019.
I risultati suggeriscono che la tendenza a procrastinare diminuisce durante la giovane età adulta ed è associata nel tempo a tratti come coscienziosità e neuroticismo. In generale, le persone più inclini a procrastinare tendevano a entrare più tardi nel mondo del lavoro ed erano meno propense a ottenere un titolo universitario, ricevere promozioni, avere figli o vivere una relazione stabile.
Sono dati da interpretare con cautela: non significano che chi procrastina sia destinato a fallire, né che ogni ritardo sia una colpa personale. La stessa sintesi APA ricorda che futuri studi dovranno chiarire meglio come fattori culturali, economici e strutturali interagiscano con le caratteristiche individuali nel plasmare la procrastinazione nel tempo.
Procrastinare non è semplicemente “non avere voglia”. Spesso c’entra con ansia, paura di sbagliare, perfezionismo, bassa fiducia in sé, difficoltà a regolare le emozioni, sovraccarico decisionale o mancanza di contesti che aiutino a iniziare. Rimandare può dare un sollievo immediato, ma nel tempo aumenta pressione, senso di colpa e disorganizzazione.
La buona notizia è che la procrastinazione non è immutabile. Lo studio suggerisce che tende a ridursi con la maturazione e con lo sviluppo di competenze di autoregolazione. Per questo può essere affrontata non con moralismo, ma con strumenti pratici: spezzare i compiti, ridurre le aspettative irrealistiche, creare routine, chiedere aiuto, distinguere l’urgenza reale dalla paura, costruire piccoli inizi invece di aspettare il momento perfetto.
Fonte: American Psychological Association, Monitor on Psychology, June 2026, sintesi dello studio pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, DOI: 10.1037/pspp0000591.
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