È stato trasmesso alla Conferenza Unificata il nuovo Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 (Pansm), un documento strategico che si propone di aggiornare e ampliare le linee guida elaborate oltre dieci anni fa, riconoscendo la salute mentale come parte essenziale della sanità pubblica e come fattore determinante per la qualità della vita (Doctor33, 15 luglio 2025).
Il documento è il frutto del lavoro del Tavolo Tecnico per la Salute Mentale istituito presso il Ministero della Salute, coordinato dal Prof. Andrea Siracusano, docente di psichiatria all’Università di Roma Tor Vergata. Sotto la sua guida, il tavolo ha definito priorità e azioni con l’obiettivo di dare una cornice nazionale omogenea alle politiche regionali e promuovere una visione integrata dei servizi. Il Piano nasce quindi anche da un confronto costante con professionisti, associazioni, enti locali e società scientifiche.
Il Piano individua sei aree prioritarie di intervento: la salute mentale di bambini, adolescenti e giovani adulti; il disagio psichico nel periodo perinatale; la tutela nei luoghi di lavoro; il contrasto allo stigma; la promozione di percorsi di recovery personalizzati; l’integrazione sociosanitaria e la continuità assistenziale (Money.it, 15 luglio 2025).
Tra le principali novità si segnala l’introduzione dello psicologo di base, figura che sarà progressivamente attivata presso le Case della Comunità e i presidi territoriali. Questo nuovo presidio di ascolto, orientamento e sostegno non si sovrapporrà ai servizi specialistici, ma si propone di intercettare in fase precoce i segnali di disagio, riducendo la pressione sui pronto soccorso e favorendo una presa in carico tempestiva (ANSA, 15 luglio 2025).
Il Piano dedica un’attenzione specifica alla salute mentale materna, individuando nella gravidanza e nel primo anno di vita del bambino una fase di maggiore vulnerabilità. Sono previsti percorsi di screening e accompagnamento psicologico per le madri e le famiglie (Doctor33, 15 luglio 2025).
Sul piano organizzativo, vengono indicati come prioritari: il potenziamento dei servizi domiciliari; la creazione di équipe multidisciplinari che integrino Dipartimenti di Salute Mentale, medici di medicina generale e psicologi di base; la definizione di indicatori nazionali per monitorare l’accesso e la qualità dell’assistenza; la promozione di percorsi di co-progettazione con il Terzo Settore per interventi di comunità più personalizzati (Money.it, 15 luglio 2025).
Un altro capitolo centrale riguarda la prevenzione del disagio giovanile e del suicidio, attraverso sportelli psicologici anche digitali, campagne di sensibilizzazione e programmi educativi nelle scuole (ANSA, 15 luglio 2025).
Pur non entrando nel dettaglio delle coperture finanziarie, il documento sottolinea l’intenzione di riconoscere alla salute mentale “un ruolo paritario rispetto agli altri ambiti della sanità pubblica”, con risorse che verranno definite nei prossimi provvedimenti di programmazione economica (Doctor33, 15 luglio 2025).
Si tratta senza dubbio di un passaggio importante sul piano della programmazione. Resta ora la sfida più complessa: tradurre i principi in azioni concrete, con finanziamenti adeguati e tempistiche certe, così che i buoni propositi non si fermino sulla carta. In questo senso, sarà fondamentale che l’iter prosegua con determinazione e che ciascun livello istituzionale faccia la propria parte per costruire un sistema più vicino ai bisogni delle persone e delle comunità.
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