Nel 2025, per la prima volta, gli adulti britannici trascorrono più tempo sullo smartphone che davanti alla TV: 3 ore e 21 minuti contro 3 ore e 16¹. È quanto emerge dal nuovo report TouchPoints dell’Institute of Practitioners in Advertising (IPA), pubblicato da The Guardian. Una rivoluzione silenziosa che segna il sorpasso definitivo dello schermo portatile sullo schermo fisso.
La ricerca mostra come lo smartphone sia ormai il perno della giornata: si consulta al risveglio, durante i pasti, prima di dormire. E non solo per comunicare: lo si usa per informarsi, lavorare, cercare compagnia o distrazione. Tra i giovani 15-24 anni il tempo medio giornaliero arriva a quasi cinque ore, mentre la televisione scende sotto le due².
In Italia, secondo il Censis 2025, oltre l’80% degli adulti guarda il telefono più di dieci volte ogni ora, e il tempo trascorso online continua a crescere³. Una trasformazione che non è solo tecnologica ma relazionale: meno dialoghi in famiglia, più comunicazioni frammentate, una percezione costante di “rumore di fondo”.
Il punto non è demonizzare i dispositivi, ma recuperare consapevolezza e misura. Ogni ora passata davanti allo schermo è un’ora in meno di sguardi, di pause, di ascolto. Per questo diventa urgente una cultura del digital balance che coinvolga anche gli adulti, non solo i giovani.
Le città possono essere protagoniste di questo cambiamento: biblioteche, parchi, case di quartiere, luoghi di incontro reale dove il tempo condiviso vale più di una notifica. Disconnettersi, oggi, può essere un modo per riconnettersi davvero.
Fonti
- The Guardian, 25 giugno 2025 – “Adults in Great Britain Now Spending More Time on Mobiles Than Watching TV” → https://www.theguardian.com/media/2025/jun/25/adults-great-britain-time-mobiles-watching-tv-screen-ipa-survey
- Institute of Practitioners in Advertising (IPA) – “TouchPoints 2025 Report” → https://ipa.co.uk/news/touchpoints-2025
- Censis, Rapporto sulla Comunicazione 2025
Potrebbe interessarti:
12/07/2026
Quando parliamo di salute mentale, usiamo spesso la parola “vulnerabilità”. Serve, ma può diventare una gabbia. Rischia di farci pensare che alcune persone siano semplicemente più [...]
12/07/2026
Da anni il dibattito internazionale sulla salute mentale insiste su un punto decisivo: ridurre il più possibile il ricorso alla coercizione in psichiatria, cioè ricoveri involontari, [...]
12/07/2026
Il 2025 di European Psychiatry racconta una trasformazione più ampia della ricerca in salute mentale. L’editoriale di bilancio della rivista segnala un anno di forte produzione [...]
12/07/2026
La salute mentale pubblica parte da un’idea semplice, ma molto impegnativa: non basta curare chi arriva ai servizi. Bisogna anche prevenire la sofferenza, promuovere benessere, rafforzare [...]





