In un tempo in cui i dispositivi digitali sono entrati nella nostra vita con una rapidità inedita, la questione del loro impatto sull’infanzia e l’adolescenza è diventata centrale nel dibattito pubblico. Il recente sondaggio curato da Alessandra Ghisleri per la Fondazione Marisa Bellisario e Only Numbers, pubblicato su La Stampa, fotografa un’Italia consapevole e preoccupata: il 70% degli italiani è favorevole a una legge che vieti l’uso dello smartphone ai minori di 14 anni, e oltre l’80% ritiene che l’abuso dei social sia tra le cause di isolamento e violenza tra i più giovani.

A spingere verso posizioni così nette sono le evidenze sempre più forti del legame tra uso precoce e incontrollato dei dispositivi e disturbi della salute mentale, dipendenza tecnologica, cyberbullismo e difficoltà di apprendimento. In particolare, si segnala come tra i 12 e i 13 anni il cervello sia ancora in fase di sviluppo, e che un’esposizione intensa a social e notifiche possa compromettere capacità cognitive e regolazione emotiva.

Tra le categorie più sensibili al tema ci sono le donne manager e imprenditrici coinvolte nel sondaggio (800 intervistate): oltre il 93% collega l’uso intenso dei social a fenomeni preoccupanti come isolamento e violenza, mentre più della metà dichiara di sentirsi in parte “dipendente” dal proprio smartphone. Tra i rischi principali evidenziati: la riduzione della socialità (83%), i disturbi d’ansia e depressione (64,2%), la dipendenza da tecnologia (62,4%), e la vulnerabilità al cyberbullismo (54,7%).

Il consenso sul divieto è trasversale, ma emerge con forza anche una richiesta di approcci educativi più articolati. Il 44,6% degli italiani pensa che sia compito della scuola educare a un uso consapevole della tecnologia, e il 40,5% propone che questa responsabilità venga condivisa con le famiglie. Solo il 10% ritiene che la scuola non debba occuparsene.

Questi dati riflettono un cambiamento culturale in corso: l’idea che vietare l’uso non sia sufficiente, se non è accompagnato da percorsi di educazione alla cittadinanza digitale, sta prendendo piede. Vietare può essere una misura di contenimento, ma l’obiettivo a lungo termine è formare cittadini in grado di gestire la tecnologia con intelligenza e senso critico. Come ricorda l’articolo, “l’onestà, il rispetto, la responsabilità… sono concetti astratti finché non vengono vissuti e mostrati nella realtà quotidiana”.

In Europa, molti Paesi – Francia, Austria, Spagna, Svezia, Regno Unito e Repubblica Ceca – hanno già adottato normative restrittive sull’uso dei cellulari in classe. Anche in Italia si stanno depositando proposte di legge per vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, obbligando le piattaforme a verificare l’età degli utenti.

Il punto, dunque, non è solo “vietare”, ma accompagnare. Riconoscere che il digitale è parte integrante della vita dei ragazzi e offrire loro strumenti, linguaggi e spazi di confronto per viverlo con equilibrio. In quest’ottica, la scuola diventa il terreno naturale per un’alleanza educativa tra adulti, famiglie, istituzioni.

Il dibattito è aperto, ma il messaggio che arriva da questa indagine è chiaro: non serve solo proteggere i ragazzi dal digitale, ma anche prepararli ad affrontarlo. E questa, oggi più che mai, è una responsabilità collettiva.

📎 Fonte: La Stampa, 22 giugno 2025. Sondaggio Alessandra Ghisleri per Fondazione Marisa Bellisario e Only Numbers.

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