Per anni i videogiochi sono stati raccontati quasi esclusivamente come una minaccia: un passatempo che sottrae ore allo studio, alimenta isolamento e crea dipendenza. Ma la ricerca scientifica più recente invita a guardare la questione con maggiore complessità.
Uno dei contributi più importanti arriva da uno studio pubblicato su JAMA Network Open nel 2022 da un gruppo di ricerca dell’Università del Vermont. Gli scienziati hanno coinvolto 2.217 bambini di 9-10 anni nell’ambito del progetto Adolescent Brain Cognitive Development (ABCD), il più grande studio longitudinale sullo sviluppo neurocognitivo infantile mai realizzato.
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: chi giocava videogiochi per almeno 3 ore al giorno e chi non li utilizzava mai. Entrambi i gruppi hanno svolto test di memoria di lavoro e di controllo degli impulsi, mentre un esame di neuroimaging (fMRI) monitorava l’attività cerebrale.
I risultati hanno sorpreso anche i ricercatori: i bambini videogiocatori hanno mostrato una performance superiore nei compiti cognitivi. In particolare, hanno risposto più rapidamente e con maggiore precisione ai test di attenzione e memoria di lavoro. Le immagini cerebrali hanno evidenziato una maggiore attività nelle aree frontali e occipitali del cervello, coinvolte nella gestione delle informazioni visive e nella pianificazione esecutiva.
Gli autori dello studio precisano che questi risultati non devono essere interpretati come un invito a lasciare i bambini davanti allo schermo senza limiti. Gli effetti positivi si osservano solo entro un certo equilibrio. Un uso eccessivo può comunque comportare altre problematiche: riduzione dell’attività fisica, difficoltà nel sonno e rischi di dipendenza comportamentale. Ma i dati suggeriscono che, in contesti moderati e monitorati, i videogiochi possono stimolare alcune funzioni cognitive importanti.
È interessante notare che nessuno degli indicatori cognitivi raccolti nello studio mostrava un peggioramento nei videogiocatori. Anzi, la loro capacità di autocontrollo nei test era spesso superiore rispetto ai coetanei non giocatori.
Queste scoperte non cancellano i rischi legati a contenuti violenti o all’uso incontrollato, ma invitano a ripensare i videogiochi come un possibile strumento di apprendimento e sviluppo. La sfida è stabilire regole chiare: scegliere giochi adeguati all’età, definire limiti di tempo (l’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce massimo 2 ore al giorno per i bambini), favorire momenti di condivisione con i genitori.
Come spesso accade, il problema non è lo strumento, ma l’uso che ne facciamo. Con un approccio consapevole, i videogiochi possono diventare una parte equilibrata della crescita, in grado di nutrire curiosità, creatività e capacità di concentrazione. Senza sostituire la realtà, ma integrandosi ad essa in modo sano e costruttivo.
(Fonti: B. Chaarani et al., JAMA Network Open, 2022)
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